Il treno

scritto da Franco1951
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Autore del testo Franco1951

Testo: Il treno
di Franco1951

Ti voglio raccontare del giorno in cui Victor e Marvin partirono in treno per l’Australia.

Un paese lontano: l’Australia. E un treno, il loro treno, che sapeva come si attraversano mari e oceani (i fiumi non li considerava quasi, a parte i più imponenti; si dice fosse riuscito a risalire le cascate del Niagara per via di una scommessa con una grossa nuvola). Insomma, sapeva navigare. L’aveva imparato dal suo grande amore, Aida.
“Era così bella Aida, non si poteva lasciarla da sola in mezzo al mare e semplicemente sperare di non perderla.”

Io ho seguito il loro viaggio per radio, quasi giornalmente. In città si sono fatte scommesse sui tempi di durata di una tappa o di un’altra, e c’è chi ha vinto somme enormi.

Abbiamo pianto quando, sulle montagne dell’India, il motore del treno sembrava avesse ceduto al freddo dei ghiacciai; e poco dopo tutta una nazione ha gridato la sua gioia (milioni di donne sono rimaste incinte quel giorno) quando la radio ha confermato la sua guarigione. Il viaggio continuava verso sud.

Delfini aspettavano nei dintorni di Colombo con trasmittenti in grado di seguire e comunicare con tutti e tre, sopra e sotto il mare.

Noi seguivamo col fiato sospeso. In città i ragazzi avevano formato due partiti con le loro bandiere e i loro slogan; si osservavano le più piccole dispute e si dava ragione ora all’uno, ora all’altro.

I bambini ricevevano per Natale trenini capaci di navigare.

Il mondo intero avrebbe voluto essere su quel treno. Loro lo avevano fatto, il mondo li seguiva standosene al riparo.

Eccoli arrivati al mare, ed eccoli lì, su un treno che, diceva lui, sapeva navigare.

È salito a bordo un delfino per parlare con loro; ha raccontato del profondo del mare, delle sue correnti, della solitudine che accompagna la sua immensità. Li guardava fissi negli occhi. Loro hanno sorriso, il treno ha sorriso. Il delfino li ha abbracciati, pieno di ammirazione, e con gioia ha dato il segnale di via libera; una schiera di delfini è apparsa al loro fianco.

Il viaggio per mare incominciava.

Il treno era un insieme di vagoni di ogni tipo e misura. Marvin e Victor, essendo gli unici passeggeri, si muovevano da un vagone all’altro secondo il loro umore.

C’era il vagone ristorante, naturalmente, ma anche il vagone delle passeggiate, con lunghissimi viali alberati carichi di uccelli di ogni specie che cantavano verso tramonti spettacolari.

C’era il vagone dei sogni, in cui tutto era possibile. Marvin ci andava spesso ed era difficile per lui uscire di lì e lasciare l’irreale per il reale, il viaggio della fantasia per il viaggio di un treno che sa navigare.

Victor, da parte sua, non riusciva a mollare il vagone del piacere. C’erano donne di tutte le razze, in quel vagone, una più bella dell’altra: donne con occhi languidi colmi di desiderio, labbra a cui non si può resistere, profumi, suoni che creavano visioni, visioni che si potevano toccare.

C’era anche il vagone dei soldi. Ci andavano ogni tanto tutti e due, li contavano un po’ e poi ritornavano verso gli altri: verso il vagone del futuro, per esempio, nel quale c’ero io a raccontare la loro storia; verso quello del passato, nel vagone del bene.

Il vagone del male si era staccato un giorno, di sua volontà, perché si sentiva poco apprezzato e nessuno, si dice, ne ha mai sentito la mancanza.

Il loro passatempo favorito era immaginarsi l’arrivo a Bondi Beach, sulla cresta di un’onda che, per far loro piacere, si allungava e allargava un po’, in modo da favorire l’atterraggio.

E così avvenne: il treno, fremente in tutta la sua lunghezza, danzava sulla cresta di un’onda gigantesca e amica, che non voleva decidersi a lasciarli andare e continuava a giocare con loro.

Gli spettatori, venuti a milioni da tutti gli angoli del mondo, gridavano e fischiavano, ridevano e piangevano. Era il caos. E i delfini, da parte loro, conoscendo i giochi del mare, si divertivano.

Marvin e Victor: i sogni e il piacere si erano fusi in una sola, incomparabile emozione.

Erano arrivati.

L’onda, sorridendo felice, baciò il treno con le sue labbra umide e lo consegnò, con un’ultima spinta, al mondo della terra ferma.

Era il 6 dicembre 2011.

Tanto tempo fa. Un giorno che gli australiani non dimenticheranno facilmente.

Il treno, troppo grande per rimanere a Bondi, fu smontato e trasportato su un convoglio speciale in una baia a nord di Sydney, e lì rimase in pace con se stesso; le avventure sembravano essere finite.

Una piccola parte del treno si può oggi ammirare nel museo di Tokyo (fu venduta dal governo australiano ai giapponesi negli anni della grande crisi). Il resto è stato suddiviso fra gli abitanti del luogo, soprattutto fra i giovani, che desideravano rivivere almeno in parte le avventure di Marvin e Victor.

Loro, i giovani, si sa, sono pieni di risorse e immaginazione. Hanno limato, pulito, pitturato con scritte e colori vivaci le parti ricevute, le hanno soprannominate „Surf“ e con esse sono corsi in acqua.

Il mare e le sue onde le hanno riconosciute.

Hanno ritrovato il treno.

E felici hanno ripreso a giocare con loro e con i ragazzi che lo avevano riportato alla vita.

Il treno testo di Franco1951
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